Pranzo

E’ ora di pranzo.
Uno dei momenti più difficili e delicati della giornata.
Affiorano in me, quasi travolgendomi, emozioni che non riesco a controllare, pensieri che non so gestire.
Un’agitazione che mi toglie il respiro si fa strada sempre più prepotentemente, impedendomi di pensare con lucidità. La paura mi toglie l’aria ed io non riesco a placarla, a scacciarla.

Sono qui, davanti al mio nemico più grande, ed ho paura. Paura di doverlo affrontare, quel piatto. Paura di non riuscire a controllarmi, di quello che sarà, dopo, quando loro, i sensi di colpa, torneranno, impietosi, per sedersi ancora una volta qui, a fianco a me e con me restare, soffocando quel po’ di aria che ancora c’è.

Vorrei farli tacere, quei sensi di colpa, vorrei non provarli, ma non so come fare, non ci riesco, così continuo a sentirli, finché arriva anche lei, la rabbia. Rabbia perché tutto questo io non lo vorrei, perché non so come fare per evitarlo, perché è tutto così difficile, così doloroso.
Una rabbia profonda, perché profonda è la mia sofferenza, una rabbia che non vorrei provare e che mi sfinisce.

Vorrei scappare, ma non posso farlo, perché scappare vorrebbe dire che ha vinto lei, la malattia e perché scappare non cambierebbe le cose.
Chiudo gli occhi, respiro profondamente, cercando in me la forza di reagire. Mi concentro e, anche se è difficile, mi dico che SI, mi voglio bene, SI, ho diritto di essere felice, SI, ce la posso fare.
Riapro gli occhi, con questo pensiero, che voglio fare sempre più mio … il pensiero che si, è dura, è difficile, ma le cose possono cambiare, possono migliorare. Devo sforzarmi per convincermi, ma so, sento, che è la cosa giusta, perché la fatica che faccio oggi, domani, con l’aiuto giusto, potrà essere un po’ più piccola, e dopodomani ancora un po’ più piccola. Ci vorrà del tempo, lo so, ma sarà tempo che regalerò a me stessa, tempo che mi aiuterà, tempo di cui ho bisogno. Continua a leggere

Come fa a non capire?

Come fa a non capire cosa le sta succedendo?
Come fa a non rendersi conto di essere malata?
Come fa a non accorgersi che si sta consumando, giorno dopo giorno, senza dare a nessuno la possibilità di aiutarla?

Queste sono solo alcune delle domande che molti genitori si fanno quando la propria figlia o il proprio figlio si ammala di anoressia.
Sono domande naturali, lecite, domande che spesso non ricevono risposta perché quello che chi si ammala di anoressia riconosce non è il fatto di avere un problema, non è il fatto di star male come non è il fatto di avere bisogno di aiuto.

Come faccio a dirti che sto male se mi sento bene?
Come faccio a dirti che sono malata se non ho dolore da nessuna parte?
Come faccio a dirti che ho bisogno di aiuto se non ne sento la necessità?

L’anoressia è così, non ti fa provare dolore, non ti fa sentire male, ti fa invece provare una sensazione diversa, che non vorresti perdere … la sensazione di poter avere tutto sotto controllo, a partire da te stessa per arrivare a ciò che ti circonda.
Un controllo illusorio, perché destinato a sparire, un controllo apparente, perché quello che ti da non è davvero il controllo quanto la dipendenza, si la dipendenza da lei, da una malattia che di te prende tutto, dai pensieri alle emozioni, dai desideri alla libertà.

E’ una malattia complicata, perché complicati sono gli ingranaggi che la muovono, è una malattia scorretta, perché agisce mentendo, è però Continua a leggere

A metà strada

Tante sono le persone che soffrono di anoressia, tante le persone che soffrono di bulimia, tante sono anche le persone che soffrono sia di anoressia che di bulimia.

Vite in bilico, alla costante, quotidiana, ricerca di una “via di mezzo” tra i due estremi della malattia.
Vite sospese, sopra un dolore che urla, con voci diverse, per chiamare a se l’attenzione di chi altro non vorrebbe se non un po’ di pace, un po’ di tregua, un po’ di riposo.
Vite provate, di chi vorrebbe solo quell’equilibrio che le permetta di stare a “metà strada”, tra il tutto e il niente.
Un equilibrio difficile da trovare e da mantenere.
Un equilibrio complicato, perché complicato è riuscire a restare, li, a metà, tanto forte è il richiamo che giunge alle proprie orecchie, stanche di sentire, stanche di ascoltare quella voce, forte, risoluta, dolce e amara nello stesso tempo … la voce della malattia.

Una voce che fa male, perché qualunque cosa dica, qualunque parola usi, il modo in cui ti fa sentire è sempre lo stesso … ti fa sentire sbagliata/o, ti fa sentire in colpa, anche se colpe NON ne hai, anche se TU questo NON lo hai voluto.

Quello che vorresti è poter essere altrove, in un altro posto, diverso, lontano. Un posto che senti sempre più distante, ogni giorno che passa, fino quasi sembrare irraggiungibile, un posto della cui esistenza inizi a dubitare.
In realtà Continua a leggere

… se avessero saputo …

Certo che vorrei uscire con i miei amici, svagarmi e divertirmi come fanno loro … e come io purtroppo non riesco a fare.

Si, vorrei tanto riuscire ad essere come loro, riuscire a ridere, a scherzare, a fare le cose che le ragazze della mia età fanno. Vorrei passare momenti di spensieratezza, di semplice allegria, senza il peso dei pensieri costantemente presenti.
Già, perché loro, i pensieri, sono sempre qui, con me, non mi danno tregua, non mi lasciano respirare, li sento anche quando cerco con tutte le forze di allontanarli, non so, è come se fossero sempre allerta, pronti a richiamarmi a loro, in ogni momento.

Chissà se i miei amici si sono accorti di quello che sto vivendo …
No, non credo, in fondo non ho mai spiegato loro quello che stava accadendo … come avrei potuto farlo?
Come potevo spiegargli una cosa che non riuscivo a capire nemmeno io?
Come avrei fatto a dire loro che non potevo uscire perché non avrei potuto affrontare un pasto, un aperitivo, una merenda?
Come avrei fatto a spiegargli che le loro parole, i loro tentativi di convincermi a uscire per un gelato, una pizza, non avrebbero fatto altro che allontanarmi?
Come avrei fatto a dire loro che avrei tanto voluto essere come loro, CON loro … ma non potevo?
Che parole Continua a leggere

Buio

Difficile è riuscire a spiegare cosa significa soffrire di disturbi del comportamento alimentare. Tanti sono i sentimenti provati, tante le cose da far emergere. Emozioni spesso contrastanti, dolori a cui non si sa dar voce.

E’ come essere in una stanza buia, la porta è chiusa, le finestre anche, la luce è spenta, e tu sei li, sola, senza riuscire a vedere niente se non il buio più intenso.

Fai fatica, ma poco alla volta, ti abitui all’assenza di luce, al non vedere attorno a te.
Impari a conoscere quella stanza, sai dov’è la porta, dove sono le finestre, dove sono i mobili. Impari a muoverti, lentamente, cercando di non farti troppo male urtando gli oggetti o inciampando nelle cose.

A volte senti dei rumori, lontani, che poi riconosci come le voci delle persone che sono fuori, voci che cercano di convincerti ad uscire, ad andare fuori, dove c’è luce, dove puoi evitare di farti ancora male, dove puoi stare assieme agli altri.
Voci che, però, ti appaiono come nemiche, perché, in fondo, tu li ci stai anche bene, ti sei abituata al buio, al non vedere, al non sentire, al non …
Voci che ti appaiono come nemiche anche perché non vedendo i volti delle persone che le pronunciano non vedi la loro preoccupazione, la loro paura, il loro dolore. Non puoi vederlo, c’è troppo buoi, sono troppo lontani, al di là di quella porta.

A volte ti giri verso di essa, verso la porta, pensando che, forse, potresti provare ad aprirla, potresti provare ad uscire. Poi però ti blocchi, hai paura, non sai cosa fare.

Se però, quando da una delle finestre entra uno spiraglio di luce, guardi bene, puoi vedere che in realtà le porte sono due. Una è la porta da cui sei entrata, la porta che ti spaventa, la porta del passato. L’altra invece è una porta diversa, la porta che da verso il futuro, verso una nuova vita. E’ una vita che ancora non conosci, che ti spaventa, anche tanto, però è una vita tutta da scrivere. E chi può scriverla, chi può costruirla, sei proprio tu, nessun altro può farlo al posto tuo. Continua a leggere

Pasqua

Domani è Pasqua, un giorno di festa, per molte persone. Per tante altre persone però questo stesso giorno è un giorno difficile, molto difficile. Un giorno che fa paura.

Per chi soffre di disturbi alimentari una festa, come può essere Pasqua, Natale o anche un compleanno, assume un significato molto, molto diverso rispetto a ciò che è per gli altri.

Da quello che dovrebbe essere, un momento di condivisione, un’occasione per stare assieme agli altri, diventa un momento di grande tensione, di ansia, di frustrazione.
E l’attesa di quel giorno pesa, si, pesa, tantissimo, sull’animo di chi non sa come fare per affrontarlo. Il pensiero di quello che sarà, degli sguardi su di sé, delle parole che ti dicono di sforzarti, di provarci … dai, almeno oggi … il pensiero dei giudizi, dei commenti, di cosa penseranno …

Il pensiero di come fare per evitare quei momenti, in cui ti sembra che tutti ti stiano guardando, in cui ti sembra che nessuno ti capisca, che nessuno sappia davvero quello che ti sta accadendo, dentro, dove un vulcano di emozioni sembra voler esplodere da un momento all’altro.

La mia speranza, per questa Pasqua ma anche per ogni altro giorno, di festa e non, è che si riesca davvero a comprendere come un giorno che dovrebbe essere un’occasione speciale, per qualcuno può invece essere qualcosa di diverso, qualcosa di difficile e doloroso.
La mia speranza è che si riesca a stare assieme in un modo molto semplice ma nello steso modo molto profondo, quello dello stare assieme accettandosi, capendosi, ognuno di noi con i nostri limiti, con le nostre difficoltà … ognuno di noi con le nostre ricchezze.