Può succedere a chiunque …

Sara ha 16 anni, studia, ama la natura e la musica. Qualche mese fa si è ammalata di anoressia.
Fabio e Lucia sono i genitori di Sara, hanno altri due figli, di 11 e 18 anni. Lavorano entrambi, Fabio come meccanico e Lucia come insegnante.

Claudio, informatico per passione, ha 24 anni e lavora presso un’importante ditta della città in cui vive assieme alla compagna. Soffre di bulimia da circa un anno.
Francesco e Deborah sono invece i genitori di Claudio, che è figlio unico. Francesco, come il figlio, è un informatico, mentre Deborah è un medico.

Anna è una donna di 32 anni, sposata, ha due figli che adora ed è una casalinga. Si è recentemente ammalata di binge.
Roberto e Barbara, genitori di Anna, hanno un’attività in proprio, un negozio di abbigliamento molto noto nella loro città.

Marco, 45 anni, è un libero professionista, un ingegnere, viaggia molto, sia per lavoro che per scelta personale. Da un paio di anni soffre di anoressia.
Giovanni e Laura, genitori di Marco, sono in pensione. Giovanni era un imprenditore mentre Anna una commessa.

… i disturbi del comportamento alimentare possono colpire chiunque …

Qual’è il peso della sofferenza?

Qual’è il peso che una persona deve avere per poter dire “Sto male” o “Ho bisogno di aiuto”?

A volte quando si parla di disturbi alimentari, di anoressia, di bulimia, di binge, si tende a pensare che se una persona non è sottopeso o se al contrario non è sovrappeso, allora non è malata, non ha un problema, insomma, sta bene, perché, in fin dei conti, dall’aspetto non si direbbe, non traspare nulla …

C’è forse un numero al di sotto del quale si può dire che una persona è malata?
O forse ce ne è uno al di sopra del quale una persona può considerarsi ammalata?

No, non c’è un numero che può misurare il dolore, la sofferenza che malattie quali i disturbi alimentari fanno provare.
E non c’è nemmeno un numero che può racchiudere il bisogno di aiuto di una persona, il suo bisogno di essere ascoltata e sostenuta.

Il peso di una malattia non si può misurare con un numero … perché nessun numero può misurare il dolore che si può provare, la solitudine che si può vivere, le lacrime che si possono versare …

Il peso di una malattia non si può misurare con un numero … perché dare un peso, un numero, a sentimenti quali la tristezza, lo sconforto, la paura, la rabbia, i sensi di colpa … dare un peso, un numero, ai silenzi, alle incomprensioni, alle notti insonni, ai pensieri tormentati … non è proprio possibile …

Il viaggio di ognuno di noi

La vita, in qualche modo, può essere paragonata ad un viaggio, si, un viaggio che non sai bene dove ti porterà e che a priori non hai idea di come sarà.
Un viaggio che è diverso per ognuno di noi, perché diverse sono le esperienze che facciamo, le persone che incontriamo, gli ostacoli che dobbiamo affrontare.
Diverso perché diverso è quello che abbiamo a disposizione alla partenza, quando ci troviamo li, davanti a quella strada, con tutto da costruire, tutto da esplorare.
Diverso perché noi siamo diversi, ognuno con le proprie caratteristiche, con il proprio modo di fare e di reagire alle situazioni.
E’ un viaggio che può essere lungo o corto, ma, sempre, è un viaggio che vale la pena fare, nonostante le fatiche, nonostante le salite da affrontare, nonostante gli ostacoli che possiamo trovare lungo il cammino.

A volte mi capita di fermarmi e di pensare a quello che finora è stato il mio viaggio, questa mia vita, e penso che, si, in fin dei conti, nonostante tutte le cose difficili che ho dovuto affrontare, nonostante i dolori, nonostante le perdite che ho subito, nonostante la malattia, Continua a leggere

Non ho fame!

Non ho fame!
Ho già mangiato!
Non mi sento bene!

Bugie?
Forse si, queste affermazioni possono anche essere considerate come delle bugie, delle scuse, se però cerchiamo di andare oltre il significato delle singole parole, cercando di leggere con maggiore profondità il messaggio che vi è nascosto, allora possiamo capire che queste frasi sono il disperato tentativo di evitare quel momento, quell’istante che tanto spaventa, in cui tutto potrebbe crollare, travolgendo emozioni e sentimenti con una velocità e intensità tale da non lasciare scampo.

Bugie?
Forse … però … come posso dirti che anche solo il pensiero di dovermi mettere a tavola, sentendo mille occhi su di me, che guardano se davvero mangio o meno, mi fa star male? Come posso dirti che tremo all’idea di dover affrontare quel conflitto interiore che so non mi vuole dar pace? Come posso dirti che quei sensi di colpa che proverei dopo peserebbero talmente tanto in me da impedirmi di respirare?

Bugie?
Forse … però … non sai quanto vorrei non doverle dire …

Perché chiedere aiuto?

E se la prossima fosse davvero la volta buona?
Se il prossimo tentativo fosse davvero quello giusto? Quello che cambia la vita, ridandole tutto ciò che fino a quel momento le è stato negato?

Intraprendere un percorso di cura non è mai facile, ne se è la prima volta ne se è un nuovo tentativo, un nuovo rimettersi in gioco, un nuovo provare.
Intraprendere un percorso di cura significa aprirsi, con la mente e con il cuore, dar voce ad un dolore spesso taciuto, nascosto sotto il peso di privazioni e malesseri.
Intraprendere un percorso di cura significa fidarsi e affidarsi. Significa mettersi nelle mani dell’altro, per permettergli di aiutarci, accompagnandoci in un viaggio che dovrebbe portarci a meglio conoscere la parte di noi che, per diversi motivi, non riusciamo a sentire e che è li, indifesa, dentro di noi, in attesa di un qualcosa che le permetta di esprimersi, di parlare, anche gridare, il proprio dolore e, nello stesso tempo, la propria voglia di vivere e di essere.

So bene quanto possa essere difficile decidere di farsi aiutare, anche perché in un certo senso è come mettersi a nudo, togliendo quella barriera che nel tempo abbiamo costruito per proteggerci, per difenderci … per stare un po’ meno male.
E so anche quanto sia ancora più difficile se un tentativo è andato male, se un percorso di cura non ha avuto l’esito sperato. La paura di un nuova sconfitta, di un nuovo fallimento, cresce, così come la delusione e il pensiero che, forse, nessuno può aiutarci, nessuno può capire … nessuno.
E allora ci si chiede “Ma perché devo provarci ancora? Perché devo fare ancora tutta questa fatica? Perché mi devo fidare di qualcun altro? Perché …?” Continua a leggere

Correre

Corri!
Non fermarti, non ancora!
Resisti, continua a correre, su, dai, ancora un chilometro!

No, non è una gara e non è nemmeno una corsa fatta per allenamento.
No, è la competizione più difficile a cui puoi partecipare.
Si, perché chi ti incita ad andare avanti, a insistere, a non fermarti, non è il tuo allenatore, chi ti spinge allo sfinimento è un qualcosa di molto, molto diverso.
E’ una malattia. Una malattia che ti fa sentire sbagliata se ti fermi, sbagliata se non riesci ad arrivare al “suo” traguardo, sbagliata se rallenti un po’ l’andamento … sbagliata.

Così fai forza su te stessa, raccogli le ultime energie rimaste e vai, avanti, ancora, sperando di far tacere quel qualcosa che ti dice di non fermarti, sperando di non sentire più quel malessere, quei sensi di colpa così dolorosi. Anche se sei sfinita, anche se è pericoloso, anche se …
E dai lati della strada che stai percorrendo arriva solo una voce, la sua, che ti ripete quelle parole, che non vorresti sentire.

So che non è facile riuscire a sentire altro rispetto a lei, alla voce della malattia, ma, se ascolti bene c’è un altro suono, forse debole, forse lontano, ma c’è. E’ un suono familiare, il suono della tua voce, che Continua a leggere

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Questa settimana voglio condividere con voi un articolo che ho contribuito a scrivere in occasione della giornata mondiale sui disturbi del comportamento alimentare.

Se vi fa piacere dargli un’occhiata riporto qui il link:

https://www.mytherapyapp.com/it/blog/come-aiutare-chi-soffre-di-disturbi-alimentari