Per favore

Mamma, papà per favore, non ditemi di mangiare, le vostre parole potrebbero allontanarci.
So che se le dite lo fate perché mi volete bene ma io adesso non sono in grado di ascoltarle e, anzi, le sento come parole dette da qualcuno che non mi capisce, come parole che mi spingono a chiudermi ancor più in me.

So che non è facile accettarlo ma il vuoto che provo adesso non riesco a colmarlo, è come se si fosse spento qualcosa, qualcosa che prima riusciva a scaldarmi e a fare luce nelle mie giornate. Quindi quando mi dite che non mi manca niente, che sono una bella ragazza, scusate ma proprio non ci riesco a vederla così. Non mi sento una bella ragazza e mi manca qualcosa che non so nemmeno io cos’è. So però che è qualcosa che non ha niente a che vedere con gli oggetti, qualcosa che mi manca dentro.

Per favore, se potete, abbiate pazienza per i miei sbalzi d’umore, non riesco a comprenderli nemmeno io, non vorrei averli ma non so come fare, arrivano da un momento all’altro, senza preavviso e quando arrivano fanno male anche a me, che non riesco a gestirli e spesso ne rimango travolta.

Non vi arrabbiate se non vi ascolto, non lo faccio per farvi un dispetto, è solo che la voce che mi parla da dentro è più forte, più prepotente e non so come fare per azzittirla.

So che a volte può sembrare che non vi voglio bene ma, credetemi, non è così, la mia lontananza, la mia assenza, non è dettata da un desiderio di non volervi vicino ma da qualcosa di molto diverso, da una malattia.

Si, mamma, papà, Continua a leggere

Chiedere aiuto

Un giorno, un mese, un anno … quanto tempo può durare la lotta di una persona per riappropriarsi della propria vita? Quanto tempo può resistere una persona combattendo contro sé stessa? Quanto?

Resistere, lottare, respingere pensieri dannosi, andare avanti, sono tutte cose che chi combatte contro malattie com’è l’anoressia, la bulimia, il binge, conosce come compagni quotidiani di una vita difficile. Una vita in cui spesso ci si deve convincere che, si, è la cosa giusta da fare, non smettere di credere, di sperare, continuare a combattere la propria battaglia senza desistere, senza demordere, perché cedere significherebbe mettersi ancora più in disparte rispetto alla malattia, la stessa che già si è appropriata di troppe cose.

Ci sono però giorni più difficili di altri, giorni in cui tutto diventa nero, in cui non si riesce a trovare un motivo per continuare a lottare, in cui le forze vengono meno e tutto sembra perdere di significato. Sono giorni difficilissimi, in cui in gioco c’è tantissimo, quello stesso tantissimo che ognuno di noi dovrebbe avere senza soffrire, gratuitamente.
Sono gli stessi giorni in cui quello che si dovrebbe fare, continuare a lottare, anche se difficile, è la cosa più importante da fare, quella che può fare la differenza. Da soli però è difficile, molto più difficile, perché in solitudine si riesce a sentire solo la propria voce, quella stanca, sfinita dai giorni passati. Anche per questo, per poter ascoltare una voce diversa, rassicurante e incoraggiante, sarebbe importante riuscire a chiedere aiuto, avvicinandosi a chi quell’aiuto lo può dare. Un aiuto che può cambiare una giornata, un mese, un anno … tutto il tempo che serve per star meglio.

So che non è facile, purtroppo lo so bene Continua a leggere

Non posso

Non posso, non posso, no, non posso!
Tutti mi dicono che devo mangiare, che devo sforzarmi, che lo devo fare per me, ma io non posso, non ci riesco.

Loro non capiscono, non sanno cosa vuol dire per me mangiare, non sentono quello che sento io, quel senso di colpa così grande, più grande di me.
No, non lo sentono … e non lo vorrei sentire nemmeno io!
Vorrei non provare più tutto questo, vorrei poter fare le cose che fanno gli altri, così, senza doverci pensare su, invece non posso, no, non posso.

C’è chi dice che basta sforzarsi, che basta volerlo, ma non è così, non basta volerlo, serve molto, molto di più. Serve lottare, sempre, continuamente, lottare a denti stretti.

Ma lottare contro chi? E’ una battaglia impari, una battaglia contro sé stessi, contro quella parte di sé che la malattia tiene prigioniera, la stessa parte che ti dice di resistere, di non mangiare, che farlo è sbagliato.
Tu sai che dovresti farlo, che dovresti mangiare, ma è così difficile non ascoltare quella voce, che, poi, più che una voce è un qualcosa che si sente dentro, che si percepisce con una tale intensità da non poterne non essere influenzati.

E’ dura, alcuni giorni più di altri, soprattutto quando ti chiedi quando potrai liberarti da tutti questi sentimenti dolorosi, quando?
E sai che la risposta a questa domanda non può che essere una Continua a leggere

Pensieri e parole, uno sguardo alla vita

Eccoci arrivati al 2 giugno 2017, seconda giornata mondiale sui disturbi del comportamento alimentare!

Attraverso il progetto “Pensieri e parole, uno sguardo alla vita”, realizzato con la preziosa collaborazione dell’Associazione Ali di Vita, abbiamo avuto la possibilità di vivere un mese di grandi emozioni, nate dai pensieri, dalle testimonianze e dalle riflessioni delle persone che hanno partecipato al progetto.

Nel ringraziare di cuore tutte loro voglio condividere con voi il video in cui sono stati raccolti i loro importanti contributi, un video ricco di emozioni e sentimenti.

 

E per dare ancora più “voce” alle testimonianze e riflessioni raccolte nel video abbiamo pensato di farne un libretto. Le parole “narrate” nel video sono racchiuse ora in una cornice grafica per renderne più facile la lettura.
Grazie ancora a tutte le persone che hanno reso possibile tutto questo!
Daniela, Loredana e Fabio

Newsletter maggio 2017

Scusa

Scusa, per le volte in cui, pur guardandoti, non sono riuscita a vedere quello che davvero stavi vivendo, i miei occhi, forse bagnati dalle lacrime che non riuscivo a trattenere, non vedevano nitidamente ciò che accadeva.

Scusa, per le volte in cui non sono riuscita a capirti, le parole che mi dicevi erano così lontane da me da sembrarmi incomprensibili.

Scusa, per le volte in cui non sono stata capace di ascoltarti, forse per timore di udire cose troppo dolorose, che non ero pronta a sentire.

Scusa, per le volte in cui mi sono arrabbiata, ho urlato e sbattuto porte, l’impotenza che provavo si stava trasformando in rabbia e non sempre la rabbia è facile da gestire.

Scusa, per le volte in cui non ti ho abbracciata, forse per paura di farti male o di essere respinta.

Scusa se non sono riuscita ad abbattere quel muro che poco alla volta si è alzato tra di noi, un muro alto, difficile da scavalcare, un muro di cui non vedo la fine e che per tanto, troppo tempo ci ha separate.

Scusa, per tutte le cose che avrei potuto fare e che non sono riuscita a fare … scusa …

So che le parole sono solo parole e che non possono cambiare le cose, però vorrei tanto che tu sapessi che tutto quello che ho fatto (o non fatto), lo ho fatto (o non fatto), mossa da quel sentimento che non potrà mai cambiare, l’amore per te.
Avrei fatto qualunque cosa per alleviare il tuo dolore, per poter allegerire quel peso che da sola portavi e porti ancora. Ci sono però delle cose che si fa più fatica a comprendere e accettare, ci sono cose che un genitore non vorrebbe mai dover vivere, come la paura di perdere un proprio figlio.

Ora ho fatto anch’io Continua a leggere